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Lourdes, la fede, i souvenir. I piccoli «miracoli» e la ...

Ti capite­rà di incontrare un gruppo di ventenni boy-scout di Biella, uno dei quali, An­drea, guarito dalla leucemia a otto an­ni, che oggi è un omone con un gran pizzo nero e fa il vetraio al suo paese: «Quando da bambino mi hanno porta­to qui per farmi fare il bagno in pisci­na, ero talmente inconsapevole che ho chiesto alla Madonna di farmi passare il dolore a un’unghia incarnita e non di guarirmi dalla malattia vera».

Come Cristina, che in­segna matematica a Torino, viene a Lourdes da dieci anni e parla di una «settimana massacrante» con i bambi­ni disabili: «Però poi tornando a casa ti dici che sei fortunato e trovi un mi­liardo di ragioni per non lamentarti, perché almeno riesci a parlare e a farti il segno della croce, cose che i miei bambini non riescono a fare».

Durante la fiaccolata del­la sera, da interista incallito riuscirai a tollerare persino la nuca di Luciano Moggi che, giubbetto bianco fosfore­scente sui jeans, sta lì in processione proprio davanti a te, con la sua cande­la in mano circondata da un paralume di carta, come le altre migliaia di can­dele che seguono la Madonna mentre si alza il canto dell’«Ave, ave, ave Ma­ria…

Superato il cancello, nella piccola Time Square dei Pirenei troverai i negozi ancora aperti: rosari blu, rosa, neri, candele e ceri di ogni dimensione, bidoni e bottiglie che aspettano di essere riempiti e messi in valigia, acquasantiere, appendiabiti con l’immagine di Bernadette che pre­ga, palle di vetro con la Grotta sotto la neve.

Fonte: www.corriere.it

October 16, 2009 - Posted by sapretli | Uncategorized | | No Comments Yet

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